Entro il 2050 la popolazione mondiale dovrebbe passare dagli attuali 7 miliardi a quasi 10 miliardi. Questo incremento, e le nuove abitudini alimentari che accompagnano una più diffusa agiatezza nei Paesi in via di sviluppo, mettono sotto pressione le risorse alimentari globali. Ora che il nuovo ceto medio nei Paesi emergenti può permettersi una dieta più ricca, aumentano le produzioni a maggiore impatto ambientale di carne e latticini. Per nutrire tutti, il settore alimentare dovrà adattarsi rapidamente affinché la sicurezza alimentare non vada a scapito dell'ambiente, esaurendo le risorse disponibili.

Quasi tre miliardi di bocche da sfamare in più

La domanda di cibo aumenterà soprattutto a causa delle economie emergenti, dove si concentra il 90% dell'incremento demografico globale. Il principale picco di crescita si verificherà ad esempio nell'Africa subsahariana, dove un quarto della popolazione soffre già oggi di malnutrizione. «Si stima che i consumi pro capite cresceranno tre volte di più che nei Paesi sviluppati, mettendo sotto pressione le filiere locali» afferma Norbert Rücker, analista Julius Baer. Sfide che potranno essere affrontate solo con una collaborazione innovativa lungo l'intera filiera alimentare.

Urge un'agricoltura intensiva sostenibile

La sicurezza alimentare può essere garantita al meglio da metodi sostenibili di produzione alimentare, in particolare incrementando la produzione agricola, che negli ultimi 50 anni è già triplicata grazie al miglioramento delle rese per ettaro e a pratiche più intensive. Eppure si può fare ancora molto per migliorare l'efficienza in agricoltura, soprattutto tramite l'impiego di tecnologie agricole e sistemi di gestione nuovi e ottimizzati: per un'agricoltura intensiva sostenibile basterebbe che gli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo potessero accedere a strumenti di protezione delle colture, fertilizzanti, varietà potenziate, sistemi di irrigazione e attrezzature moderne o sistemi di rotazione delle colture. Il tempo stringe.

La produzione deve raddoppiare

Nell'ipotesi che la popolazione mondiale aumenti di un terzo entro il 2050, la produzione cerealicola dovrà raddoppiare per tenere il passo con la domanda. Questo perché non solo ci saranno quasi 3 miliardi di persone in più da sfamare, ma anche molti più capi di bestiame visto che, arricchendosi, i Paesi in via di sviluppo cominceranno a consumare più carne. In effetti i dati confermano una correlazione forte tra crescita economica e consumo di carne. Considerato che ogni anno 70 milioni di persone entrano a far parte della classe media, si prospetta un aumento dei consumi globali di oltre il 23% tra il 2006 e il 2050, soprattutto in India e Cina. Spiega Rücker: «Questi consumatori possono scegliere ora alimenti più nutrienti e pregiati, da cui la necessità di aumentare la produttività delle colture e la produzione di carne».

Ridurre gli sprechi di cibo

La filiera alimentare, incentrata sulla produzione di cibo, richiede anche una migliore gestione degli scarti. «Quasi un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato senza essere consumato» osserva Rücker. Il miliardo o quasi di persone che soffrono la fame nel mondo potrebbe essere nutrito con meno di un quarto del cibo sprecato negli USA e in Europa. Urge trovare soluzioni innovative e nuove forme di collaborazione tra i governi e le aziende produttrici. Anche noi possiamo ridurre gli sprechi: riutilizzando gli avanzi, cucinando a casa, consumando il cibo confezionato anche dopo la data raccomandata se è ancora buono o comprando alimenti anche se non sono esteticamente perfetti. Addirittura il 40% di frutta e ortaggi prodotti in Gran Bretagna è scartato prima di raggiungere i negozi, in genere perché non soddisfa i rigidi canoni estetici della distribuzione.

Dipendenza dal commercio internazionale

Molti Paesi dipendono dagli scambi internazionali per il loro approvvigionamento alimentare. Nell'ultimo decennio, otto Paesi hanno prodotto da soli circa il 70% di tutte le esportazioni di cereali. Fortunatamente, la disponibilità di alimenti negli ultimi anni è migliorata anche nei Paesi in via di sviluppo. Sempre secondo Rücker, «la disponibilità di cibo è notevolmente migliorata in Medio Oriente e Nord-Africa nonostante l'esigua produzione nazionale, mentre in Brasile la produzione è aumentata in maniera esponenziale». La sicurezza alimentare resta comunque aleatoria nei Paesi più poveri e vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi e della produttività, dove la popolazione è disarmata dinanzi alle impennate improvvise dei prezzi degli alimenti importati. Potrebbe essere necessario concordare delle politiche di scambio collaborative al fine di ovviare alla penuria alimentare nei Paesi importatori più vulnerabili.

Il retail cresce grazie ai nuovi consumatori

Man mano che i consumatori dei Paesi emergenti cominciano a prediligere i supermercati ai tradizionali mercati all'aperto o coperti si assiste a una rapida trasformazione del settore retail alimentare locale. «Il retail nei Paesi in via di sviluppo è ancora concentrato sugli alimenti freschi e i principali distributori di beni di prima necessità saranno favoriti da questa tendenza» precisa Rücker. La grande distribuzione globale e i concorrenti regionali continuano a puntare su questi mercati redditizi per sfruttare il potenziale disponibile. E non sono gli unici: da questo sviluppo trarrà beneficio l'intero settore agroalimentare, comprese agricoltura, acquacoltura, agrochimica, agrotecnologie e industria alimentare.

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