L'invecchiamento della popolazione è un fenomeno demografico inevitabile. Nel 2000, per la prima volta nella storia, gli over 60 hanno superato numericamente i bambini con meno di 5 anni. Gli anziani stanno diventando, in termini assoluti e relativi, la fascia di età in più forte crescita e supereranno la soglia del miliardo entro i prossimi dieci anni. Entro il 2050, si stima che i consumatori senior saranno diventati 2 miliardi. Le ragioni di questo fenomeno planetario vanno ricercate nell'aumento dell'aspettativa di vita e nel calo dei tassi di fertilità degli ultimi 50 anni. Gli effetti di queste tendenze demografiche sul mondo sviluppato ed emergente sono irreversibili e non possono essere ignorati perché si ripercuotono sull'economia globale.

Le principali sfide dell'invecchiamento

Questo cambiamento demografico rappresenta un rischio per la società, le aziende e i governi. Non si tratta infatti di un fenomeno temporaneo, ma di una trasformazione di portata storica e globale. Una delle conseguenze più gravi dell'invecchiamento della popolazione è l'insostenibilità dei sistemi previdenziali attuali. «Si allarga la forbice tra la spesa pubblica destinata ai servizi per gli anziani e il gettito fiscale che si può ottenere dalla popolazione attiva» osserva Fabio Vallesi, analista Julius Baer. Molti Paesi tentano di rimandare il problema innalzando l'età per il pensionamento o tagliando le pensioni. Un altro aspetto preoccupante è la riduzione della forza lavoro attiva, che provoca un calo della produzione e quindi una diminuzione del prodotto interno lordo (PIL). Ma c'è una nota positiva in questo ribaltamento demografico: l'emergere dei «consumatori senior». Sempre più si tende a lavorare anche dopo i 60 anni, rimanendo quindi contribuenti attivi, e la maggior parte degli ultrassessantenni hanno una certa disponibilità economica, uno stile di vita attivo, una mentalità giovanile e gusti sofisticati.

Una generazione di pensionati facoltosi

Senza più i figli a casa, con molto tempo libero e un discreto reddito da spendere, la popolazione senior dei Paesi sviluppati è in genere benestante e dispone di proprietà e risparmi nettamente superiori a quelli delle fasce di età più giovani. Trent'anni fa non esistevano «economie anziane» che esibivano consumi della terza età superiori a quelli delle generazioni più giovani. Nel 2010, c’erano 23 economie anziane e si stima che entro il 2040 ce ne saranno 89. Nel Regno Unito, ad esempio, gli ultracinquantenni spendono più di chi ha meno di 50 anni. I dati sulle spese personali sono simili negli USA: la spesa massima è quella della fascia 55-64 anni, seguita dalla fascia 65-74 anni. «Questo è dovuto al fatto che durante la vita lavorativa le persone accumulano un patrimonio che raggiunge il valore massimo attorno all'età del pensionamento» spiega Vallesi. «I capitali accumulati negli anni precedenti vengono erosi per finanziare i consumi dopo il pensionamento, una tappa della vita più lunga e incerta che mai». Negli USA, gli over 55 restano il gruppo più facoltoso e il reddito medio dei pensionati è in costante aumento. Tra il 2000 e il 2011, il patrimonio netto medio delle famiglie americane è aumentato per la fascia oltre i 65 anni, mentre è diminuito in tutte le altre fasce d'età.

I consumatori senior facoltosi curano la salute

I consumatori senior, cioè quelli dai 60 anni in su, spendono comprensibilmente di più per la salute rispetto agli altri. Attualmente, oltre il 60% della spesa sanitaria totale degli USA si concentra in questo gruppo. Nei prossimi decenni le imprese del settore, comprese le società tecnologiche che offrono dispositivi robotici di ausilio alle attività quotidiane degli anziani o apparecchi acustici e le imprese farmaceutiche classiche, dovrebbero registrare un aumento della domanda di prodotti e servizi. Ma gli anziani spendono più delle altre fasce d'età anche per l'abitazione e le attività di svago e ricreative. A lungo termine, le imprese di successo saranno probabilmente quelle che comprendono meglio i bisogni di questi consumatori. «Le aziende dovranno sviluppare prodotti e servizi in grado di soddisfare i bisogni di una popolazione che invecchia» suggerisce Vallesi.
 
Con oltre il 25% di ultrasessantacinquenni il Giappone ha la popolazione più vecchia del mondo, ed è il principale mercato per i senior, cui ha dedicato molte ricerche per conoscerne meglio atteggiamenti e comportamenti. Le imprese giapponesi hanno capito l'importanza del mercato della terza età e offrono prodotti e servizi innovativi.

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