| «L’eccellenza si ottiene dalla fusione perfetta delle parti. Quando formano un insieme stabile, duraturo. Quando ti fanno sentire bene.» Josephine Komara (Obin), rivisitatrice del batik come tessuto haute-couture, Solo, Indonesia. |
Josephine Komara (Obin) è una tessitrice indonesiana. Ama la seta e il batik. Utilizzando tecniche tradizionali di tessitura e tintura, Josephine Komara (Obin) crea a mano tessuti unici: le occorrono fino a 18 mesi per completare un'opera tessile. Ha avviato l’attività negli anni Settanta, collezionando tessuti antichi. «I tessuti mi hanno svelato i loro segreti, mi hanno fornito insegnamenti», spiega.
Josephine Komara (Obin), che cosa sono per lei i tessuti?
I tessuti sono come l’acqua o il denaro: possono essere usati in tanti modi. Un tessuto può coprire il corpo, può essere indossato. Oppure il corpo può adagiarsi sul tessuto, come si fa con un copriletto. I tessuti possono asciugare, creare tendaggi, trasportare oggetti. A volte il tessuto contraddistingue le persone, come avviene per chi sceglie di indossare gli abiti religiosi. Ognuno ha il proprio tessuto. Che cosa indossiamo definisce chi siamo, oppure suggerisce chi vorremmo essere.
I suoi tessuti sono creati per un uso specifico?
No, dipende dalla persona che li utilizza e da come vuole utilizzarli.
È difficile spiegare che per confezionare un tessuto possa occorrere più di un anno.
Immaginatevi una grande fabbrica, uno stabilimento che produce automobili. Adesso provate a invertire la rivoluzione industriale e sostituite i macchinari presenti in questa fabbrica con il lavoro manuale. Tutte le fasi di produzione dei tessuti sono eseguite a mano.
Qual è il punto di partenza?
Partiamo dal desiderio di creare qualcosa, immaginandolo, facendolo nostro. Vogliamo un tessuto che dia le vibrazioni cercate, scegliamo le fibre, il colore, l’elasticità, la densità, in modo che quando è finito, vesta o cada in un certo modo o dia una determinata sensazione. Scegliamo il colore, la tinta e il motivo. A volte emerge il nostro lato infantile e giocoso. Tutto ruota intorno all’espressività.
Tutte le fasi hanno la stessa importanza?
Sì, naturalmente. Negli anni abbiamo affinato il processo. Possiamo contare su collaboratori qualificati, alcuni dei quali lavorano con noi da trent’anni. Tra loro ci sono filatori eccellenti, imperlinatori provetti, tessitori perfetti. Alcuni sono specializzati in una singola tecnica, altri in tante diverse.
Attraverso il vostro impegno, lei e i suoi dipendenti cercate di raggiungere l’eccellenza?
No, in realtà non ci penso. Ci impegniamo a fare il nostro lavoro. Ci viene naturale. Quando guardo qualcosa so istintivamente come lavorarla. Quindi passo all’azione. So che si può fare e faccio del mio meglio. I tessuti sono prodotti dell’immaginazione, creati da persone per altre persone. Sono lavorati, scolpiti, dalla fibra al risultato finale. L’eccellenza non è un obiettivo, ma un risultato.
Quanto del suo lavoro è routine, quanto è divertimento?
Non c’è routine nel mio lavoro. La routine è un concetto che non conosco.
Negli anni Settanta, all’inizio della sua attività, i metodi tradizionali di produzione dei tessuti, come tessitura e filatura, erano ancora diffusi in Indonesia?
Sì, ma all’epoca nessuno li utilizzava. Ho viaggiato in lungo e in largo per l’arcipelago, ho studiato, ho fatto mie le tecniche di tessitura incontrate sul mio cammino e le ho unite a quelle di tintura e di filatura.
Chi le ha insegnato a confezionare tessuti?
I tessuti stessi. Da tempo collezionavo tessuti antichi. All’inizio mi limitavo ad ammirarli, ma c’era qualcosa di speciale, che andava oltre l’apparenza. Continuavo a guardarli, quasi ossessivamente. Ho iniziato a capire la logica che sta dietro alle fibre, alla densità, ai motivi. Ho cominciato a capire i motivi celati dietro a certe tecniche, le ragioni per le quali in alcune zone dell’Indonesia si usano determinati tipi di fibre e perché vengono lavorate in un modo preciso. Ho capito perché i tessuti hanno un determinato colore e ho imparato quali pigmenti vengono usati. Ho imparato dai tessuti, che mi hanno rivelato i loro segreti. Sto ancora imparando, scoprendo. A volte, quando penso alla creazione di un tessuto, mi sembra di trasformarmi nel tessuto, come se stessi creando me stessa.
Dice di combinare approcci antichi e moderni. Che cosa considera moderno?
Io sono moderna. Ogni giorno vivo e mi trasformo.
Vuole reinventare la tradizione, valorizzarla?
Non c’è altra scelta, la tradizione dev’essere reinventata. Succede per forza di cose. Siamo vivi e ci trasformiamo.
La sua innovazione consiste nel reinventare, valorizzare la produzione dei tessuti?
Sì, in un certo senso, anche se non mi piace definire rigidamente il mio lavoro.
A quando risale la tradizione della tessitura in Indonesia?
A migliaia di anni fa. Ha le sue radici nell’intreccio delle fibre locali per la produzione di ceste. Rattan, bambù, ramia, iuta, erba o vite: queste fibre sono le antenate del tessuto, non è facile stabilire l’esatto punto di partenza.
Che cos’è il batik?
I motivi batik sono decorazioni realizzate sul tessuto, senza essere dipinte con un gesto diretto. Il contorno del motivo si traccia con la cera, il colore e la tintura, in un procedimento simile a quello delle macchine da stampa o dei negativi fotografici. Il batik è un gioco di spazi e ombre. Cultura, filosofia e indole giavanesi traggono la propria esistenza e longevità dai tessuti locali.
Malgrado la progressiva occidentalizzazione dell’Indonesia, il batik oggi è più importante che mai. I neonati vengono avvolti in tessuti batik. Le mamme li usano per portare i bambini. Agli eventi mondani, il batik è alla pari con abiti eleganti e vestiti da sera. Lo definirebbe insostituibile?
Sì, il batik è ovunque. Ci accompagna dal primo vagito e non ce ne separiamo mai. Ha un’importanza enorme, specialmente nei passaggi fondamentali della vita: nascita, matrimonio e morte. Il batik indonesiano si è diffuso a Singapore, in Malesia, in Birmania e in tutto il mondo. Il batik è motivo di orgoglio nazionale per l’Indonesia. Siamo un paese di regni, con sultanati antichi e palazzi a Solo, Yogyakarta, Cirebon, Demak e altre città. Alcuni motivi batik sono riservati ai reali, utilizzati per circoncisioni, matrimoni e altre occasioni speciali a palazzo. Siamo un paese di tradizioni e rituali.
Sembra che la popolarità del batik sia in ascesa inarrestabile. I motivi batik sono indossati dai giovani, utilizzati dagli artisti emergenti.
Penso che il batik sia da sempre in espansione in Indonesia. Ma ultimamente i media se ne sono occupati più del solito.
Quanto lavora con il batik?
Nel 1989 abbiamo unito tre sfere: la tessitura a mano, il batik e la seta. Il batik è sempre stato usato sul cotone. Noi l’abbiamo trasferito sui capi tessuti a mano e sulla seta.
Ha sottolineato più volte di non essere una stilista. Perché no?
Io creo tessuti. Sono una tessitrice e gli abiti si producono con i tessuti. Questo fa di me una stilista?
Secondo tanti è un’artista.
Va bene, sono d’accordo.
Chi sono i suoi clienti?
Gli amanti dei tessuti. Vengono da me e mi spiegano che cosa vogliono. Io ascolto e chiedo: a cosa le serve? Chi lo indosserà? Quando conosco la sorte di un tessuto, impiego mesi per confezionarlo. Quando lo consegno, voglio sapere dove va e chi ce l’ha.
Qual è il tessuto più prezioso che ha confezionato?
L’ho realizzato per una signora, per il matrimonio della figlia. Il matrimonio era stato fissato con grande anticipo e mi vennero ordinati due tessuti due anni prima. Uno era lungo 225 centimetri e l’altro 250, il tessuto più lungo che abbia mai creato. Sono serviti 18 mesi per finirli. La tessitura è stata estremamente complicata e costosa, con un progresso di circa tre centimetri al giorno. Il batik prevedeva otto colori, quindi abbiamo applicato la cera, tinto, tolto la cera e asciugato per otto volte, ovviamente senza rovinare il tessuto. Tre tinte erano naturali. Il processo di fermentazione è stato lungo. Una volta finito il tessuto, abbiamo aggiunto oro a 24 carati.
Quando ha avviato la sua attività negli anni Settanta, sapeva che ci sarebbe stato un mercato per i tessuti di lusso?
Non lo sapevo. Ho semplicemente iniziato a creare tessuti. Mi limitavo a fare quello che mi piaceva.
Il successo è stata una sorpresa?
Ero contenta. Ogni volta che consegnavo un capo a un cliente, ero contenta.
Dopo aver trovato la sua nicchia, ha ampliato l’attività a linee di abbigliamento prêt-à-porter. Come ha fatto a trasformarsi da artista a imprenditrice di successo?
Sono i partner che mi hanno portata al successo.
Che cosa cerca in un partner?
Stessa lunghezza d’onda. Vocazione. La comunicazione è molto importante. Stesso gergo. Non parlo solo della lingua, ma delle aspirazioni che la lingua riflette. Le aspirazioni che convergono nelle fibre. Cerco sensazioni, frequenza. Alcuni la chiamano attrazione chimica. Ma la parola «chimica» è troppo chimica.
Quanto è importante avere una banca come partner?
Quando penso a una banca, penso agli argini dei fiumi. Gli argini incanalano e proteggono, indicano la strada.
Che cosa si aspetta da una banca eccellente?
Che si comporti come un argine, come una guida. Una banca deve prendersi cura del cliente come gli argini fanno con il fiume, assicurandosi che l’acqua sia pulita, consigliando quanto fare entrare, quanto fare uscire, quanto prelevare, mettendo in chiaro le possibilità e le responsabilità, che cosa fare e non fare.
Che cos’è l’eccellenza?
L’eccellenza si ottiene dalla fusione perfetta delle parti. La associo ad adeguatezza, funzionalità, sicurezza, durevolezza, efficacia, serenità. Quando si ha la sensazione che le cose sono come dovrebbero essere. In indonesiano si dice «enak», che significa una bella sensazione. Qualcosa di piacevole da guardare. Qualcosa di delizioso da assaggiare. Qualcosa che si indossa come una seconda pelle.