| "La peculiarità dell'eccellenza risiede nella consapevolezza dei propri limiti da un lato e, dall'altro, nella capacità di cercare altrove ciò che può aiutarci ad ampliare i nostri limiti." |
Sin da giovane Bertrand Cardis è velista per passione. Ingegnere, con alle spalle numerose partecipazioni a regate di livello mondiale e ai Giochi Olimpici, fa confluire tutta la sua determinazione e le sue competenze nel servizio ai suoi clienti per costruire imbarcazioni molto particolari. Fra l'altro la sua azienda, Décision SA, ha costruito il catamarano Décision 35 per il Challenge Julius Baer.
Lei è un appassionato velista sin da giovane e ha addirittura fatto il giro del mondo in barca a vela. Ci potrebbe raccontare di questa avventura?
Abbiamo partecipato con Disque D'or III al Whitbread del 1981/82, una gara velistica attorno al mondo.La rotta ci portò da Portsmouth a Città del Capo, poi a Auckland, da Auckland a Mar del Plata in Argentina, per poi tornare a Portsmouth. La regata durò da settembre 1981 a maggio 1982. Trascorremmo 136 giorni sul mare. Nel Sud Pacifico il tempo era pessimo, nell'oceano Indiano il vento soffiava a 15 nodi e le onde erano alte 15 metri. Ero capoguardia e responsabile dell'albero e dei winch. Si è trattato di un'autentica avventura, della realizzazione di un sogno e della scoperta dell'oceano. Prima di questo evento non avevo infatti molta esperienza nella navigazione in mare. Abituarsi a vivere sul mare, a rimanere per lungo tempo sull'acqua, a modificare il proprio bioritmo e il ritmo di vita, è davvero un'esperienza eccezionale.
Al suo ritorno si è lanciato nell'avventura successiva, culminata con la partecipazione ai Giochi Olimpici di Los Angeles.
Sì, la regata mondiale è stata una gara in team e dovevo pormi un obiettivo individuale. Mi sono posto l'obiettivo di partecipare con Rainer Fröhlich, di Zurigo, ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Poiché veniva selezionata una sola imbarcazione per Paese, bisognava imporsi nelle gare di qualificazione svizzere. Per la mia carriera sportiva i Giochi Olimpici di Los Angeles hanno rappresentato la realizzazione di un sogno.
Qual è la cosa più importante per realizzare i propri sogni?
La determinazione. Quando ho un progetto, faccio tutto il possibile per realizzarlo. Ciò significa che impiego tutti gli assi nella manica di cui dispongo, convoglio più energia possibile nel progetto e mi focalizzo sull'obiettivo.
Nel 1983 ha cofondato l'azienda Décision SA. Cosa l'ha portato a intraprendere la strada dell'indipendenza?
Nel febbraio del 1981 ho concluso la formazione al Politecnico Federale di Losanna (EPFL).. Sono ingegnere meccanico e ho conseguito il diploma con una tesi in idraulica. Dopo la regata Whitbread, da maggio 1982 a dicembre 1983 ho lavorato come assistente all'EPFL, e ho inoltre fondato una piccola azienda che produceva tavole da surf. Quando mi si è parlato di Décision SA, per me si è trattato di una grossa sfida! Non avevo nessuna idea di conduzione aziendale, ma l'idea di costruire un maxi-yacht, come vengono chiamati, mi ha subito affascinato. Allora erano tutti di alluminio e avevamo deciso di essere fra i pionieri nella costruzione di yacht in materiali compositi. Poco prima del Natale 1983 abbiamo fondato la nostra ditta e a gennaio del 1984 abbiamo iniziato il lavoro.
Décision SA ha costruito un gran numero di barche a vela che hanno vinto regate internazionali. Cosa occorre per costruire una barca eccezionale?
Occorre esperienza, occorre essere in grado di mettersi in gioco. L'eccellenza nasce dal miglioramento di ogni minimo dettaglio. Ogni volta che si interviene si effettua un miglioramento. Quando si è costruito una barca vincente, ciò non vuol dire che la prossima sarà necessariamente identica. Occorre impegnarsi con ogni mezzo per capire dove sono stati commessi errori sulla barca vincente, quali sono i punti forti, per mantenere i pregi ed eliminare i difetti. Occorre essere in grado di dubitare, di porsi domande, di proseguire nella ricerca. È per questo che ho sempre promosso i rapporti con il Politecnico Federale di Losanna, soprattutto con il laboratorio di tecnologie composite. La collaborazione è intensa, i temi di ricerca vengono approfonditi, gli studenti collaborano direttamente con noi sul progetto. È importante capire che non si tratta di magia, ma semplicemente di un gran numero di dettagli che devono perfettamente combaciare.
Quali dettagli tecnici fanno in modo che una barca sia straordinaria?
Ad esempio il modo di realizzare lo scafo della barca. Noi costruiamo imbarcazioni in composito, adottando la tecnica a sandwich. Ciò significa che dobbiamo produrre il materiale di cui abbiamo bisogno. Impieghiamo strutture in fibra di carbonio che compongono tre decimi di spessore, apponiamo gli strati di carbonio l'uno sull'altro, aggiungiamo la struttura a nido d'ape, aggiungiamo altri strati di carbonio a tale struttura, la incolliamo sottovuoto e infine la scaldiamo. Dobbiamo sempre cercare di migliorare tutti i procedimenti per ottenere una maggior solidità ed affidabilità, per evitare errori nel processo, per adattare la tecnica al budget del processo, affinché non diventi inutilmente costoso.
Cosa occorre per essere un imprenditore di successo?
Bisogna porsi degli obiettivi molto chiari, degli obiettivi facili da capire e da interiorizzare da tutti. Bisogna disporre di una visione molto chiara. Per poter ottenere ottimi risultati, la formulazione di una visione è una premessa molto importante per un'impresa. Il mio lavoro sta nel creare un ambiente che consenta ai miei trenta collaboratori di lavorare con molto piacere, con slancio ed entusiasmo.
Quanto ottenuto negli ultimi anni è decisamente impressionante. Tutto è realizzato in materiali compositi. Può illustrarci questa tecnologia?
Si tratta di legare fibre, fibre di carbonio, fibre di vetro, fibre di kevlar soprattutto con gommaresina e in particolare con resina di epossido; mischiare le fibre e le gommeresine, incollare i diversi strati e, infine, realizzare le cosiddette costruzioni a sandwich con struttura a nido d'ape. In seguito tale fibra va incollata su ogni lato della struttura a nido d'ape per mantenere le costruzioni a sandwich. Questo procedimento sfocia nella cosiddetta realizzazione in materiali compositi. Queste tecnologie sono nate nel 1984 e l'obiettivo era quello di essere fra i primi ad applicarle in maniera efficiente.
Quali applicazioni intravede per i materiali compositi?
Le opportunità sono enormi, poiché i materiali compositi consentono di costruire strutture leggere. Confrontate con le strutture in acciaio, quelle in materiali compositi hanno mediamente una durabilità tre volte superiore e una solidità otto volte maggiore. Una grande sfida che dobbiamo affrontare è dettata dalla decisione dell'Unione Europea di voler ridurre entro il 2011 le emissioni di CO2 degli autoveicoli per tentare di risolvere il problema del surriscaldamento della terra. Una delle possibilità di ridurre le emissioni di CO2 è quella di rendere le vetture più leggere. Costruendo auto più leggere, si riduce anche la potenza necessaria a muoverle e le conseguenti emissioni. In tale ambito esistono grandi progetti a livello europeo, volti ad utilizzare su larga scala materiali compositi nell'industria automobilistica allo scopo di ridurre le emissioni di CO2. Nell'aviazione c'è già l'A380, il nuovo aereo di Airbus, che contiene una percentuale sempre più elevata di carbonio. Essendo più leggero, il consumo è inferiore. Siamo degli artisti in questo settore, lo sentiamo, poiché il carbonio è diventato molto più costoso da quando tutte le aziende se ne interessano.
Per la regata Challenge Julius Baer 2004 ha costruito il catamarano Décision 35. Swiss Yachting e la stampa velistica hanno parlato di un progetto spettacolare. Può dirci qualcosa di più?
Abbiamo realizzato costruzioni multiscafo che hanno veleggiato sul lago di Ginevra, la Happycalopse, la Alinghi, la Bedat & Co, l'ASL. Erano imbarcazioni impiegate per la regata "Bol d'Or". Ci siamo resi conto che tali imbarcazioni erano sempre più complesse e vincere il Bol d'Or era diventato un investimento eccessivo. Abbiamo capito di conseguenza che la regata sarebbe scomparsa a causa degli eccessivi prezzi delle imbarcazioni. La partecipazione era ridotta a poche imbarcazioni. Abbiamo proposto di lanciare una nuova classe denominata One Design. Il concetto di base prevedeva una classe con design sulle imbarcazioni definito, destinata a non evolvere. In tal modo si sarebbe riusciti a contenere i costi, tutte le imbarcazioni avrebbero avuto un'identica geometria, sarebbero state uguali e i partecipanti alla regata sarebbero partiti con le stesse premesse. Con diversi proprietari di imbarcazioni abbiamo avuto l'idea di impiegare la Décision 35. In seguito i proprietari hanno contattato gli organizzatori di quello che si chiamava allora "Challenge Ferrier Lullin". Hanno trovato l'idea molto buona ed erano d'accordo di lanciare il Challenge. Si può dire che la costruzione di un'imbarcazione, in grado di soddisfare le esigenze dei partecipanti alla gara e che potesse essere integrata inoltre in un Challenge dotato di un'ampia sponsorizzazione, poggiava su due riflessioni parallele: la realizzazione dell'imbarcazione e la creazione della gara. In un anno abbiamo costruito otto imbarcazioni, strutturato il "Challenge Ferrier Lullin" e introdotto il programma della regata. Si è trattato di un evento molto attrattivo per proprietari e sponsor.
Il mandato era quello di allargare i confini di Décision SA sin dove fosse stata in grado di farlo. Ma di quali limiti si trattava?
Si è trattato in particolare di costruire un'imbarcazione molto performante con un budget fisso. L'imbarcazione è costata tre volte di meno rispetto a quelle realizzate l'anno precedente per il "Bol d'Or". Più facili da gestire, peso inferiore, leggermente più piccole per ridurre il prezzo.
Qual è il segreto del successo del catamarano Décision 35?
È un'imbarcazione molto performante ad ogni condizione meteo, è facile da gestire, è affidabile, il materiale subisce danni minimi. Altro fattore importante è ovviamente l'eccellente organizzazione del Challenge Julius Baer.
Suo fratello Philippe, anch'egli un velista esperto, è skipper sulla Julius Baer. Qual è l'esperienza vissuta con suo fratello che ricorda con maggior piacere?
Anche lui partecipava alla gara "Whitbread" e abbiamo vissuto tutto insieme. Abbiamo navigato insieme, nel 1978 abbiamo partecipato ai Campionati svizzeri. In seguito, tra il 1989 e il 1999, per dieci anni, siamo stati insieme sull'Happycalopse che apparteneva al signor Landolt. Insieme abbiamo vinto quattro volte la "Bol D'Or".
Attualmente due imbarcazioni sono in fase di costruzione per il Challenge Julius Baer 2007. Cosa avete fatto per migliorare queste imbarcazioni rispetto alla realizzazione precedente?
Saranno sempre eccellenti, ma non abbiamo il permesso di migliorarle. Avrei diecimila idee, ma per Décision 35 vi sono regole chiare. Le linee guida sono stabilite e la ricerca è bloccata. L'obiettivo è quello di assicurare alla prima imbarcazione di competere alla pari con le altre venti. Così tutti i partecipanti al Challenge Julius Baer hanno le stesse possibilità di vittoria.
Cosa si aspetta dal Challenge Julius Baer 2007?
Vivremo delle regate molto avvincenti, perché i navigatori della flotta sono migliorati e le squadre sono molto omogenee. Non si può mai anticipare il vincitore. Il Décision 35 è concepito in modo tale che mai nessuno possa vincere sempre.
Fra i suoi progetti vi è quello di costruire un prototipo di pista da bob smontabile. Può essere più preciso?
Era previsto per Sion 2006, si voleva costruire una pista da bob smontabile in Vallese. Abbiamo proposto di realizzare una tratta di pista di bob in materiali compositi e volevamo utilizzare a tale scopo dei materiali al tempo stesso isolanti e conduttori, che dal profilo della conduttività fossero in grado di produrre ghiaccio e dal profilo delle proprietà isolanti fossero capaci di isolare il ghiaccio dal calore. Come sa, purtroppo Sion 2006 non ha avuto luogo.
In un'intervista ha dichiarato che occorre sempre sapere ciò che si fa per poter avvicinarsi il più possibile ai limiti. Lei lo sa sempre?
Sempre di più, grazie all'esperienza. Per avvicinarsi ai limiti occorre intuito. Occorre sentirli, occorre capire dove si trovano. Poi bisogna essere in grado di assumere dei rischi e di effettuare le necessarie verifiche per minimizzare tali rischi. In tale ottica effettueremo dei test di resistenza all'EPFL per individuare i livelli esatti e migliorare le nostre conoscenze. Ampliando le nostre conoscenze possiamo avvicinarci ai limiti. Ma il 100 percento non si raggiunge mai, non esiste. C'è sempre un rischio residuo, l'importante è calcolarlo.
Lei è uno dei partner di Solar Impulse, un progetto di Bertrand Piccard, che mira ad effettuare il giro del mondo con un aeroplano azionato ad energia solare. Cosa la affascina di questo progetto?
Questa sfida consiste nella costruzione di una struttura in grado di fare il giro del mondo unicamente grazie all'energia solare. Una cosa simile non è mai esistita, vi sono talmente tanti aspetti da scoprire prima di raggiungere l'obiettivo ed è proprio questo che mi affascina. Abbiamo costruito un pezzo d'ala di dieci metri, anch'esso testato all'EPFL, incredibilmente leggero ed ha dimostrato una resistenza notevole.
Cos'ha in comune con avventurieri come Piccard?
Il piacere della scoperta. Sa, l'avventura può esistere nel viaggio, nella scoperta del mondo. Ma può risiedere anche nella propria azienda, nella scoperta di procedimenti, nell'elaborazione di processi di produzione innovativi. È un'avventura tecnologica che ognuno può vivere nella sua azienda.
Uno dei suoi successi più celebri è l'imbarcazione Alinghi, che ha vinto l'America's Cup. Cosa si aspetta dalla prossima America's Cup?
Lavoriamo chiaramente con lo scopo di costruire un'imbarcazione con il quale il team di Alinghi possa vincere la prossima America's Cup. Perseguiamo anche l'obiettivo di consolidare in Alinghi tutto ciò che abbiamo imparato. Quando si è vinto si pensa di aver fatto tutto in modo giusto, ma ciò è un errore. Occorre migliorare i punti deboli e consolidare i punti forti. Penso che per Alinghi sia senz'altro un vantaggio il fatto che la Svizzera è un Paese così variato e multiculturale.E in più questo Paese lavora veramente bene. L'aspetto più svizzero di Alinghi è la capacità di far funzionare un team di 140 persone e di venti nazionalità diverse, tutte persone molto competenti nel loro settore e che perseguono un obiettivo comune. Per il signor Bertarelli il mondo non coincide con i confini della Svizzera. Afferma di voler vincere l'America's Cup e in tale ottica riunisce le persone più competenti, alla ricerca del meglio senza distinzione di nazionalità.
Parteciperà personalmente a una regata?
Da quando abbiao realizzato Décision 35 non partecipo più ad alcuna competizione. Quando si lavora intensamente, durante il weekend si deve staccare. Mi piacerebbe fare una crociera nel Nord dell'Europa, in Scandinavia. Ho un paio di progetti di crociere per l'estate prossima. Le competizioni appartengono al passato, ora preferisco piuttosto esplorare il mondo in nave. Per quanto attiene alla consulenza negli sport acquatici, il discorso è diverso. Dopo i Giochi Olimpici, ho dovuto condividere la mia passione con altri, per questo sono stato anche team leader dello Swiss Olympic Team 1996 ad Atlanta, ho aiutato gli atleti a reperire il denaro, a preparare i Giochi. Ora sono presidente del Club nautico di Pully, che conta 150 giovani velisti. Mi auguro che fra questi giovani vi sia un futuro campione. A Pully vi sono due ragazze molto dotate, Emmanuelle Rol e Anne-Sophie Thilo. Sono state vice-campionesse del mondo juniores e campionesse europee juniores.
Cos'è per lei l'eccellenza?
È la capacità di portare la propria consapevolezza a un punto tale che avvicini il più possibile le proprie azioni alla veridicità. Ciò significa che non si deve nascondere chi si è o si vorrebbe essere, significa non dare un'immagine diversa di sè stessi. Bisogna essere ciò che si è. Essere realmente ciò che si è, consente di rafforzare la propria consapevolezza per trovare i propri limiti. A proposito di Décision e di tutto quanto abbiamo fatto da oltre 20 anni dico sempre che si tratta di un lavoro di equipe. Sono circondato da persone eccellenti, che sanno fare molte cose che io non so fare. Sono a capo dell'azienda, ma l'azienda è composta da oltre trenta persone, tutte molto competenti nel loro settore. Il mio lavoro sta nel riunire le competenze per conseguire un obiettivo comune. L'aspetto determinante sta nella consapevolezza dei propri limiti e nella capacità di cercare altrove ciò che può aiutarci ad ampliarli. Nessuno sa fare tutto e bisogna riconoscerlo. Occorre essere in grado di formulare visioni chiare, di costruire un sistema di valori. In seno a Décision la fiducia reciproca è un valore fondamentale.
Cosa si aspetta da una banca eccellente?
Deve offrire un servizio convincere e intrattenere stretti rapporti con il cliente e capirne le preoccupazioni. Il consulente personale e la vicinanza al cliente sono molto importanti. L'aspetto principale è il rapporto di fiducia tra la banca e il cliente.
L'intervista è stata realizzata in francese.